Scrivere da persone per le persone | Scrivere per il web |Manuela Longo
Il segreto per una scrittura che funziona sul web è porsi come persona, con uno stile autentico ed identitario. E parlare alle persone, non ad un avatar. Il nostro utente ha molte sfumature, contraddizioni, personalità e cerca contenuti di valore con i quali empatizzare.
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Scrivere da persone e per le persone

Scrivere da persone e per le persone

Quando scriviamo, non pensiamo più in termini di avatar ma di personas: utenti che hanno certamente caratteristiche in comune ma infinite sfumature della personalità e contraddizioni.

Tra i lavori che amo fare c’è quello di aiutare i professionisti a scrivere di sé. Per alcuni significa partire da zero, quindi arrivare sul web con un sito, un blog, una newsletter e i social. Ma per molti altri la sfida è più tosta perché sul web già ci sono, sono magari anche prolifici, sicuramente preparati sulle loro materie ma sembra che nessuno legga ciò che scrivono. In questo secondo caso, il mio lavoro consiste nell’aiutarli a “far luccicare” il loro stile di scrittura professionale che significa rinunciare ai paroloni e sforzarsi di cercare quella limpidezza che faccia capire subito “come la pensano”. Soprattutto, essere sinceri. E questo a prescindere dalla materia che si tratta (sì, vale anche per il blog di un commercialista, un avvocato e un agente immobiliare). 

Questo è il solo modo per creare la propria unicità e per mettersi in relazione con le persone. Una relazione alla pari, nella quale da un lato esiste ciò che si vuole raccontare di sé, del proprio lavoro/servizio/prodotto, ma dall’altro c’è la fatidica domanda: cosa ne faranno le persone di questo messaggio? Ha per loro una vera utilità pratica? Oppure si sta scrivendo un po’ pigramente con la sola intenzione di vendere ed autocelebrarsi? In questo secondo caso, il risultato sarà un interesse tiepido e una “storia d’amore” con il proprio lettore che non decollerà mai.

Ecco, allora, cosa faccio quando un freelance mi chiede un aiuto di questo tipo: lo esorto a descrivere se stesso e il proprio cliente/lettore come una persona.

Il primo esercizio è utile perché permette di uscire da schemi come “sono un commercialista”, dietro i quali ci sono montagne di clichet (ad esempio, “non posso che scrivere in uno stile autorevole”, oppure “se uso un tono ironico non mi prenderanno sul serio”). Partendo dall’idea di raccontarsi come persona e non come professionista, chi ho di fronte racconta altri lati di sé che sono invece molto preziosi per costruire uno stile (non solo di scrittura) veramente indentitario. 

Quando ho conosciuto Annarita, consulente finanziario, tutta la sua identità on line (comprese le foto scelte) dava l’idea di una persona tutta d’un pezzo, piena di ottimi consigli, preparatissima sulla materia e dal carattere forte. Calcando la mano su questi aspetti, ciò che scriveva non faceva sentire le persone a loro agio. Di conseguenza questo senso di inadeguatezza portava l’utente, pur interessato agli argomenti che trattava, a darsela a gambe. Dal ritratto fatto insieme, è venuta fuori un’altra persona: Annarita era sì una professionista ferrata e determinata, ma anche una mamma di tre bambini, con una formazione in storia della musica e una grandissima passione per il tango.

Abbiamo lavorato sul suo ritratto più sincero e “tirato a lucido” quei tratti della sua personalità che avrebbero creato una vera empatia. Abbiamo poi messo a punto per lei uno stile di scrittura con il quale era in confidenza perché attingeva in qualche modo alle sue passioni.

Questo processo va fatto anche per il profilo del cliente, prendendo le distanze dal vecchio concetto di target (inteso come un cliente da “colpire”, come veniva tratteggiato in passato dalle ricerche di mercato), e ragionando su quello di “persona” dalle mille sfaccettature e contraddizioni.

Un giovane avvocato esperto in divorzi era fermo all’idea che il suo target fosse “un partner reduce da un matrimonio fallito, angosciato, spesso arrabbiato e interessato agli aspetti materiali di una rottura”. Un ritratto del divorziato tipo, certo, ma con un approccio estremamente pessimistico che lasciava fuori tutti coloro che avevano bisogno di leggere magari le stesse informazioni ma a tinte un po’ più calde. Lo abbiamo fatto insieme, iniettando nel suo stile di scrittura una piccola dose di umorismo e ora quando “incrocio” un suo post penso (tra le altre cose) che far divorziare la gente “gli sia persino più lieve”!

Riassumendo: se il vostro stile di scrittura non funziona, cominciate chiedendovi se siete sinceri (cioè se sta parlando la parte di voi più creativa e autentica). E se state parlando a delle vere persone, cioè a Francesca, Nicola, Annalisa e Oscar, o agli omini senza occhi e senza cuore che se ne stanno immobili, uno accanto all’altra, dentro il cartello delle toilette pubbliche.

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